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L’Arnica: leggende, usi e proprietà della pianta degli dei

L’arnica è una pianta erbacea perenne, diffusa in tutta Europa, in Russia meridionale e nel Nord America. Goethe, a proposito dell’Arnica, dice:”Quando dentro di me, cominciò la battaglia tra la vita e la morte, sentii che le schiere della vita, con questo fiore sul loro vessillo, aprivano con la forza una breccia e preparavano una sconfitta all’esitante nemico mortale e minaccioso. Ringiovanito dalla guarigione, la elogio immensamente ma è la natura infaticabile che dà vita a questo fiore, porta la guarigione e incessantemente rigenera“.

Arnica, celebrata da Goethe, nota sin dall’antichità

Nonostante la sua pericolosità e tossicità per uso interno bevve una tazza di decotto di arnica, riprendendosi miracolosamente dall’ennesimo attacco di angina pectoris che lo affliggeva da tempo. I tedeschi la chiamarono “wolfsgelegena“, definendola anche un potente afrodisiaco. Forse perché, sempre secondo la tradizione mitteleuropea, l’arnica era dedicata alla dea Freya e, accanto all’iperico e alla felce, non poteva mancare nei rituali amorosi del solstizio d’estate. Si riteneva persino che avesse poteri magici in grado di influenzare il tempo atmosferico, per cui veniva bruciata durante i temporali.

Una leggenda legata all’arnica vuole che un uomo tanti secoli fa si sposò con una donna bellissima, che acconsentì alle nozze solo in cambio della promessa che i suoi capelli formati da raggi di sole non venissero mai toccati.Da questo matrimonio nacquero tre figli. Una sera, spinto dalla tenerezza, l’uomo accarezzò la testa della moglie che scomparve. La donna, sotto forma di spirito tornava solo per sbrigare le faccende di casa. Una sera una delle figlie decise di chiedere aiuto ad una strega che le diede una formula per far tornare la madre in carne ed ossa. Durante tutto il tragitto con l’incantesimo, i capelli della donna caddero tutti , dando vita all’arnica, e lasciando il posto a dei normali capelli da umana.

Un’altra leggenda narra che in un villaggio il  Diavolo rendeva impossibile festeggiare la Pasqua, perché sottraeva tutti gli agnelli. I pastori erano terrorizzati, ma due giovani amici vollero per una volta sfidare il demonio vegliando giorno e notte sul gregge. Dopo varie peripezie i due si risolsero a tentare l’impossibile: attaccare loro stessi il nemico. Armatisi di forche lo attesero, ma non riuscirono a sconfiggerlo, anzi, il diavolo, irato da tanto ardire, rapì agli inferi uno dei due affermando che lo avrebbe liberato solo quando l’altro sarebbe stato in grado di portare la luce nel regno oscuro.Fu così che l’unico guardiano rimasto chiese protezione agli angeli e da questi  ricevette un consiglio. Il giovane nascose nelle sue tasche i semi dell’arnica raccolti sul pascolo, bagnati con l’acqua del fonte battesimale e attese di nuovo la notte. Attaccò ancora il maligno così da indurlo a rapire pure lui verso la terra degli inferi. Una volta ricongiuntosi all’amico il giovane pastore sparse intorno a sé i semi dell’arnica che subito germogliarono anche in quel terreno povero e sassoso; la loro crescita, tanto erano amari, non interessò le creature della tenebra e quando le loro splendide corolle si aprirono all’improvviso, fu come se tante piccole luci come quelle delle stelle avessero osato sfidare la notte.

Arnica, la china dei poveri o tabacco di montagna

L’arnica deve il nome all’alterazione del tardo latino ptarnica e dal greco ptarmikos. É anche detta china dei poveri o tabacco di montagna.É nota fin dall’antichità come pianta vulneraria, calmante, revulsiva e analgesica.

L’arnica entra nella composizione di molti amari. Le foglie essiccate, in passato, venivano utilizzate come tabacco da naso o da pipa.

L’arnica è tossica se presa in esubero e non viene gradita dal bestiame per il forte odore.

L’arnica appartiene alla famiglia delle Asteraceae(Composite), assume differenti nomi a seconda delle regioni in cui si trova,per esempio viene chiamata battonica dai liguri,tabach de montagna dai piemontesi,starnutella dai lombardi,mirasol dai friulani.

L ’arnica e’ una pianta erbacea perenne, alta 20-70 cm, di odore sgradevole e poco ramificata in alto. Possiede uno o due paia di foglie vellutate e ghiandolose verde pallido,i fiori sono tutti di color giallo-arancione. L’ Arnica montana è una specie rara e protetta e quindi non coltivabile.

Arnica, proprietà e usi

L’arnica contiene flavonoidi quali betuletolo, eupafolina, isoquercitrina,ed astragalina, ed un olio essenziale i cui componenti principali sono il timolo ed i suoi derivati.

Possiede attività antinfiammatoria ed antimicrobica. L’attività antinfiammatoria e’ stata attribuita all’inibizione dell’attivita lisosomiale dei neutrofili. Ad alte concentrazioni puo inibire la ciclossigenasi

Una serie di lattoni sesquiterpenici, compresi l’elenalina e la diidroelenalina, sono ritenuti responsabili dell’azione antinfiammatoria. Infine l’elenalina potrebbe essere responsabile dell’attivita antimicrobica dell’arnica. I ceppi sensibili all’arnica sono molteplici ed includono Listeria monocytogenes,Salmonella typhimurium, Bacillus subtilis, Staphylococcus aureus, Corynebacterium insidiosum, Micrococcus roseus, Mycobacterium
phlei, Sarcinia lutea, Proteus vulgaris e funghi quali Trichophyton
mentagrophytes, Epidermaphyton spp e Botrytis cinerea.

Si  raccomandano i preparati a base di arnica per uso esterno nel trattamento di condizioni post-operatorie e post-traumatiche quali ematomi, stiramenti, lividi, contusioni, edemi correlati a fratture e disturbi reumatici che interessano i muscoli e le articolazioni.

Altre indicazioni sono infiammazioni orofaringee, foruncolosi, punture di insetti e flebiti superficiali.

L’arnica e’ stata anche oggetto di studi in condizioni post-operatorie quali quelle relative alla chirurgia del tunnel carpale o nelle ustioni provocate dalla laserterapia. Infatti in uno studio e’ stato dimostrato che un unguento a base d’arnica riduceva
il dolore post-chirurgico in pazienti sottoposti a chirurgia del tunnel carpale, mentre un altro non ha riportato differenze
significative tra l’applicazione di arnica e placebo in pazienti con telangiectasia facciale (La teleangectasia è la dilatazione di piccoli vasi sanguigni, generalmente superficiali, che assumono l’aspetto di alberi  di colore rosso vivo o rosso-bluastro e divengono visibili oltre l’epidermide).

E’ da ricordare che l’uso dell’arnica non deve essere confuso con le preparazioni omeopatiche a base di arnica, utilizzate in caso di traumi, fragilita’ capillare, varici, emorroidi e sindromi flebitiche.
L’ uso prolungato di arnica puo provocare dermatiti con formazioni di pustole. Ad alte concentrazioni l’arnica puo causare la formazione di vescicole ed addirittura necrosi cutanea.

Sono state anche segnalate allergie e dermatiti da contatto. I lattoni sesquiterpenici sono gli agenti sensibilizzanti dell’arnica. E’ stata inoltre documentata la sensibilita incrociata con altre Asteraceae (per esempio calendula e camomilla).

L’arnica dovrebbe essere applicata solo su pelle non danneggiata. L’arnica e le sue preparazioni sono velenose se usate internamente: possono causare mal di testa, dolori addominali, palpitazioni e difficoltà respiratorie.

I CONSIGLI DEL FARMACISTA

L’arnica non va applicata in prossimita’ degli occhi e sulle ferite aperte. Si raccomandano i seguenti dosaggi e preparazioni:
infuso (2 g per 100 ml di acqua),
tinture per cataplasmi (fattore di diluizione: 3-10),
tinture per risciacqui del cavo orale (fattore di diluizione: 10),
unguenti (non piu del 10-25% di arnica) e olio di arnica (olio ottenuto per macerazione di una parte di arnica e cinque parti di olio vegetale;
gli unguenti non devono contenere piu del 15% di olio di arnica).
La tintura di Arnica va riposta tra i farmaci pericolosi con la chiara indicazione dell’uso esterno e la scritta “veleno” ben evidente.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

La specie è soggetta a restrizioni legali in alcuni Paesi. In molte regioni italiane è specie protetta ed è quindi vietata la raccolta.