Nel giorno del settantesimo anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi, il Centro della Fotografia di Roma all’ex Mattatoio ha aperto al pubblico per la prima volta, con tre mostre di straordinario valore promosse da Roma Capitale e Fondazione Mattatoio, organizzate da Civita Mostre e Musei; partner dell’iniziativa Urban Vision. E’ l’inizio di un confronto con i consolidati modelli europei per la fotografia in una delle strutture di rigenerazione urbana più ambiziose di Roma Capitale, all’ex Mattatoio. Le mostre sono accessibili al pubblico dal 30 gennaio al 29 giugno 2026, dalle ore 12 alle 20, tutti i giorni escluso il martedì.

Tre esposizioni inaugurali in simultanea che spaziano dai capolavori di Irving Penn provenienti dalla collezione della MEP di Parigi, restituendo il respiro internazionale della fotografia del Novecento. Silvia Camporesi con una mostra che indaga il rapporto tra tempo, memoria e paesaggio, nell’ambito della ricerca e del linguaggio fotografico più contemporaneo, infine ‘Corpi reali, corpi immaginati’ per ‘Campo Visivo’, lo spazio dove intervengono le opere di tre artisti per sperimentare e suggerire riflessioni sul rapporto tra corpo e gesto, contaminando la fotografia con proiezioni e materiali d’archivio.

Panoramica Centro primo piano

Inaugurato alla presenza dell’amministratore delegato della Fondazione Mattatoio di Roma, Umberto Marroni, della Presidente della Fondazione Manuela Veronelli, dell’assessore alla cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio, dell’amministratore delegato di Civita Mostre e Musei, Giorgio Sotira, del Vice President Asset Management Marco Rizza di Urban Vision Group e dei curatori delle mostre, Pascal Hoël, Head of Collections MEP, Frédérique Dolivet Deputy to Head of Collections MEP, Alessandra Mauro, Federica Muzzarelli e Daria Scolamacchia, il neonato Centro della Fotografia restituisce alla cittadinanza, ai turisti e agli artisti che lo abiteranno, un luogo vivo, che interagisce con i presidi dedicati alla fotografia a livello Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria internazionale ed è in grado di raccogliere e declinare gli stimoli della sperimentazione e della ricerca.

Ad aprire la conferenza l’intervento dell’assessore alla cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio:

  • il Centro della Fotografia è un tassello strategico nell’ambito di uno spazio fondamentale come quello dell’ex Mattatoio, che diventerà un luogo creativo e culturale di Roma riunificato sotto la Fondazione Mattatoio di Roma. È la più grande trasformazione urbanistica e culturale negli ultimi venti anni dopo l’Auditorium Parco della Musica. Oltre la straordinaria estensione fisica del Centro, che non ha eguali, ci sono i contenuti e le ambizioni: la connessione con la formazione, la sinergia con l’università di Roma Tre e le AFAM, soggetti che sapranno dialogare con le mostre che animeranno questo spazio e restituire cultura a ricercatori, appassionati, turisti e cittadini”.

 IRVING PENN – PHOTOGRAPHS 1939 – 2007

Picasso ritratto da Irving Penn

Presenta al pubblico una selezione di 109 stampe provenienti dalla prestigiosa collezione della Maison Européenne de la Photographie (MEP) di Parigi, realizzate tra il 1939 e il 2007. La collezione della MEP è il risultato di un lungo rapporto di collaborazione con l’artista e, negli anni più recenti, di un dialogo continuo con la Irving Penn Foundation, istituzione fondata dallo stesso Irving Penn per preservare e promuovere il suo lascito artistico. La mostra è curata da Pascal Hoël, Head of Collections MEP, Frédérique Dolivet Deputy to Head of Collections MEP e Alessandra Mauro curatrice per il Centro della Fotografia di Roma, promossa da Roma Capitale e Fondazione Mattatoio e organizzata da Civita Mostre e Musei. Affermano i curatori della mostra:

  • “Ogni immagine è il risultato di lunghe riflessioni che hanno portato a composizioni senza tempo, realizzate con sofisticate tecniche di stampa. Gran parte di queste opere sono diventate icone intramontabili della storia della fotografia”

Irving Penn (1917–2009) è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi maestri della fotografia del Novecento. Per oltre sessant’anni protagonista della scena internazionale e firma storica della rivista Vogue, Penn ha rivoluzionato i generi della fotografia di moda, del ritratto e della natura morta, con uno stile inconfondibile fatto di rigore formale, eleganza essenziale e straordinaria attenzione ai dettagli. Le sue immagini, per lo più realizzate in studio, sono celebri per la loro apparente semplicità e per la capacità di restituire, con la stessa intensità, soggetti famosi e persone comuni. Accanto ai ritratti di artisti, scrittori e celebrità, Penn ha dedicato grande attenzione a progetti personali diventati iconici, come le nature morte con mozziconi di sigarette o oggetti abbandonati, trasformati in immagini di sorprendente bellezza.

La mostra, articolata in sei sezioni, offre una panoramica completa della sua opera, mettendo in luce non solo la potenza della sua visione artistica, ma anche la sua straordinaria abilità di stampatore. Penn seguiva, infatti, ogni fase del processo con estrema cura, sperimentando tecniche raffinate come la stampa al platino, per ottenere immagini senza tempo, oggi considerate pietre miliari della storia della fotografia.

SILVIA CAMPORESI “C’E’ UN TEMPO E UN LUOGO”

Particolare foto Silvia Camporesi

Curata da Federica Muzzarelli il titolo trae ispirazione dal film Picnic at Hanging Rock (1975) di Peter Weir, opera cult intrisa di mistero e sospensione temporale, in cui i luoghi diventano protagonisti assoluti della narrazione, contaminati da una riflessione profonda sul concetto di frattura: tra reale e artificiale, natura e cultura, presenza e assenza, passato e presente. Come nel film, anche nelle immagini di Silvia Camporesi il tempo sembra arrestarsi e lo spazio si carica di un’energia enigmatica. I luoghi – veri, alterati, ricostruiti o immaginati – non sono mai sèmplici soggetti, ma l’esito visibile di un processo più profondo: il viaggio, l’esperienza fisica e mentale dell’artista attraverso territori geografici, storici ed emotivi. Dichiara la curatrice Federica Muzzarelli, Professoressa Ordinaria di Storia dèlla Fotografia prèsso il Dipartimento delle Arti, Università di Bologna e coordinatrice dèl Centro di Ricerca FAF (Fotografia Arte Femminismi):

  • Sono i luoghi i protagonisti indiscussi delle fotografie di Silvia Camporesi: veri, falsi, modificati, inventati, vissuti, stravolti o, invece, solo trovati. Ma questi luoghi, queste fotografie, sono il punto finale, l’esito oggettuale, di qualcosa di molto più importante e fondante per il suo lavoro di artista. Che è il percorso, l’esperienza, il viaggio attraverso e insieme a quei luoghi. Da La terza Venezia a Journey to Armenia, da Atlas Italie ad Almanacco Sentimentale e da Mirabilia all’Omaggio al Mattatoio, il lavoro di Silvia Camporesi rappresenta molto bene quella speciale e magica fusione tra l’espressione artistica e il bisogno autobiografico che la fotografia riesce a rendere in modo speciale. Un’attrazione verso quello che non sta dove dovrebbe stare, e che ti chiede di essere aiutato e sostenuto per essere reso ancora più strano e perturbante. In sostanza, quel segreto che sta dentro le cose, e che per questo non può che stare anche dentro l’anima della fotografia” –

Il percorso espositivo, che si articola in cinque sezioni e riunisce cinque serie fondamentali realizzate nell’arco di quindici anni di attività: La terza Venezia, Journey to Armenia, Atlas Italiæ, Almanacco sentimentale e Mirabilia, contempla anche Omaggio al Mattatoio, opera che entrerà a far parte del neonato Archivio del Centro della Fotografia. La mostra restituisce una visione coerente e stratificata del lavoro di Silvia Camporesi, confermandone il ruolo centrale nel panorama della fotografia contemporanea,italiana: una ricerca capace di rivelare, attraverso i luoghi, ciò che resta nascosto, fragile e indicibile.

CORPI REALI, CORPI IMMAGINATI “Identità, appartenenza, costruzione di senso”

Corpi reali corpi immaginati 3 artisti

All’interno del nuovo centro della Fotografia, ritroviamo uno spazio dedicato ai linguaggi contemporanei: un osservatorio sul nostro tempo, un luogo di scoperta e riflessione sui temi che attraversano la società contemporanea. Il progetto espositivo è a cura di Daria Scolamacchia, docente di fotografia presso lo IED di Roma, che dichiara:

  • “La mostra intende proporre una riflessione su corpo e gesto attraverso materiali d’archivio, immagini documentarie e installazioni tessili. All’interno ci sono questioni legate all’identità, a processi di emancipazione e alla costruzione di senso. Nonostante la diversità di approccio e l’intenzione con cui nascono, i lavori presentati condividono una tensione comune verso la contaminazione tra pratiche e linguaggi. Il corpo diventa uno spazio di scoperta e sperimentazione”.

In questo contesto si inserisce “Today’s Curiosity” di Kensuke Koike, il primo artista presentato nello spazio: un piccolo archivio in continua evoluzione che raccoglie ciò che, giorno dopo giorno, cattura la sua attenzione. Le opere nascono da un processo di recupero e rivisitazione di materiali d’archivio e cartoline vintage e sono spesso realizzate a poche ore dalla prima intuizione, per preservare l’emozione originaria senza filtri o sovrastrutture. Ogni lavoro diventa così una traccia minima ma significativa di uno sguardo che cambia, anche solo impercettibilmente, nel rapporto quotidiano con il mondo.

Afferma Koike: “Non si tratta tanto di documentare gli eventi, quanto piuttosto di catturare i brevi movimenti della mia percezione”

Kensuke Koike (Nagoya, Giappone, 1980) è un artista visivo noto per le sue manipolazioni analogiche di fotografie e cartoline d’archivio. Seguendo la regola “nothing added, nothing removed” (senza aggiungere ne togliere nulla), taglia, piega e ricompone singole immagini senza aggiungere né sottrarre materiale, trasformandole in nuovi assetti tra astrazione e surrealismo. Il suo lavoro esplora memoria, percezione e identità, destabilizzando ciò che è familiare per rivelarne possibilità inattese. Le sue composizioni offrono un controcanto lento e tattile alla velocità del digitale, invitando a ripensare la natura stessa dell’immagine fotografica.

Seconda artista presente è Alix Marie, con due opere. La prima Maman, è un’installazione composta da cinque immagini del busto della madre, stampate su un tessuto setoso e disposte lungo una struttura circolare in metallo, cava, di due metri di diametro e due metri e mezzo di altezza. L’opera invita il visitatore a entrare nel cerchio, offrendo un’esperienza intima all’interno dello spazio pubblico del museo. L’installazione si inserisce nelle ricerche di Alix Marie sulla topologia del corpo femminile e sulla materialità della fotografia, l’opera riflette sulle ambivalenze della maternità: da un lato il desiderio di rifugio e conforto, dall’altro il senso di confinamento legato a una protezione percepita come soffocante. Seconda opera in mostra è Stretch, che ritrae l’amica di lunga data e modella Nina Boukhrief, performer, danzatrice e attrice, le cui immagini sono stampate su tessuto in lycra. Le fotografie vengono fissate e tirate fino ai limiti del materiale, generando una distorsione che richiama le immagini digitalmente alterate e, al tempo stesso, allude allo sforzo fisico, al gesto e alla sensazione stessa dello stiramento muscolare. Entrambe le opere di Alix Marie sono una gentile concessione di Ncontemporary.

Alix Marie (1989, Bobigny, Francia) lavora con fotografia, scultura e installazione. Laureata in Fine Art al Central Saint Martins (2011) e diplomata in Fotografia al Royal College of Art di Londra (2014), nel 2017 vince il Portfolio Review Award, viene selezionata per Foam Talent e pubblica il suo primo libro d’artista, Bleu, oggi nelle collezioni della Tate Modern, del Getty Museum e del SFMoMA. Nel 2019 è candidata all’EMOP Arendt Award e riceve il Vic Odden Award della Royal Photographic Society. Ha

esposto in istituzioni internazionali come Deichtorhallen (Amburgo), MBAL (Svizzera), Arter (Istanbul), Fotografiska (New York) e il Museo della Casa di Rembrandt (Amsterdam).

Un ulteriore nucleo della mostra è dedicato al lavoro di Forough Alaei, che tra il 2019 e il 2024 ha documentato la vita delle pescatrici dell’isola iraniana di Hengam, all’estremità meridionale del Golfo Persico. Qui la pesca è praticata soprattutto dalle donne, conosciute come “le figlie del mare”. Indossano veli e mascherine colorati, memoria di antiche occupazioni straniere, che le proteggono dal sole e dagli sguardi indesiderati. Pescano nel rispetto dell’ecosistema, evitando reti e pesca a strascico. Il loro lavoro sostiene le famiglie e sfida leggi e convenzioni che per decenni hanno limitato l’accesso femminile ai lavori più duri e rischiosi. Alaei trasforma i gesti quotidiani di queste donne in immagini vive e colorate di coraggio, resilienza e tradizione. Con Campo Visivo, il Centro della Fotografia conferma il proprio impegno nel promuovere una riflessione aperta e contemporanea sull’immagine, intesa non solo come rappresentazione, ma come spazio di pensiero, relazione e trasformazione.

Forough Alaei (Arak, Iran, 1989) ha studiato giurisprudenza e si è dedicata alla pittura prima di iniziare a lavorare come fotogiornalista nel 2015. Il suo lavoro affronta temi sociali, con particolare attenzione alle donne iraniane, ed è nota per i reportage sulle tifose di calcio e per la copertina di Time dedicata al movimento “Donna, vita, libertà” (2022). Con il progetto New Face of Iran documenta gli stili di vita dei giovani iraniani e la loro sfida ai tabù sociali.

Le foto dell’articolo sono di Valter Sambucini

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Carla Guidi
CARLA GUIDI – www.carlaguidi-oikoslogos.it Giornalista pubblicista, iscritta ODG Lazio, ha collaborato per più di 10 anni con il settimanale (in cartaceo) “Telesport”, adesso collabora con alcune testate e riviste periodiche online, tra queste “Abitare a Roma”, “ll Paese delle donne”, “Lazio ieri ed oggi”, “About Art online” e “Daily Green” ove è in redazione. Conseguito il diploma superiore di Accademia di Belle Arti di Roma, sezione pittura (tenuto dal maestro Gentilini), è docente di Disegno e Storia dell’Arte nelle scuole pubbliche, medie superiori. Si è occupata di Computer Art dal 1981 e sue immagini sono state pubblicate nel volume Computer image di Mauro Salvemini (Jackson Libri, 1985). Ha gestito la Galleria d’Arte “5x5” in via Garibaldi in Trastevere negli anni ’70/’80 insieme a Rinaldo Funari ed ha organizzato varie mostre, manifestazioni e convegni anche presso istituzioni come la Casa delle Donne, la Casa della Memoria e della Storia di Roma, alcune Biblioteche comunali di Roma ed un Convegno di sociologia a Bagni di Lucca. Dal 1975 si è avvicinata alla psicoanalisi e dal 1982 è stata accettata dalla Società italiana di psicodramma analitico – SIPSA in qualità di membro titolare. In seguito ad una formazione quinquennale con trainer internazionali, ha svolto attività di collaborazione presso la Società Medica italiana di Analisi Bioenergetica SMIAB ed è divenuta membro titolare dell’International Institute for Bioenergetic analisys di New York, rimanendo iscritta fino al 1995. Attualmente è stata invitata più volte a relazionare in Convegni Nazionali ANS alla Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione. Ha scritto alcuni libri sulla memoria storica quali Operazione balena - Unternehmen Walfisch sul rastrellamento nazista del 17 aprile 1944 al Quadraro, giunto alla sua terza edizione (Edilazio, Roma 2013); Un ragazzo chiamato Anzio sulle vicende dello sbarco alleato del 1944, alla sua seconda edizione (A. Sacco, Roma 2013); Estetica anestetica - Il corpo, l’estetica e l’immaginario nell’Italia del Boom economico e verso gli anni di Piombo (Robin Edizioni, Torino 2018). Sempre per Robin Edizioni nel 2019 ha pubblicato il libro socio-fotografico in collaborazione con Valter Sambucini e con la presentazione di Franco Ferrarotti, Città reali, città immaginarie - Migrazioni e metamorfosi creative nelle società nell’Antropocene tra informatizzazione ed iper/urbanizzazione, con i contributi del giornalista e sociologo Pietro Zocconali, Presidente A.N.S, dello storico dell’arte Giorgio Di Genova, dello scrittore Roberto Morassut e del Presidente dell’Ass. Etica Massimo De Simoni. Una sezione del libro approfondisce la grande diffusione della tecnica del tatuaggio, valutandone aspetti storici, sociologici ed artistici, con i contributi dello scrittore Eliseo Giuseppin ed una intervista all’artista Marco Manzo. Ha curato insieme allo storico dell’arte Giorgio Di Genova, l’esposizione online Quintetti d’arte dal 06/04/2020 al 31/08/2020, con una parte, Vetrina dell’invisibilità, dedicata agli artisti che hanno rappresentato visivamente la tragedia della pandemia. Di questo progetto nel 2021 è uscita l’edizione in cartaceo (Robin Edizioni, Torino). Appena uscito il libro - Lo sguardo della Sibilla. Dal Daimon all’Anima Mundi: la poetica di Placido Scandurra (Robin editore 2022) - http://www.robinedizioni.it/nuovo/lo-sguardo-della-sibilla. Al suo attivo anche alcune pubblicazioni di poesia su tematiche ambientali: Ha curato, insieme a Massimo De Simoni, l’antologia I poeti incontrano la Costituzione (Ediesse, 2017) -