Home C'era una volta Marino Marini, un simbolo dell’internazionalizzazione della canzone italiana

Marino Marini, un simbolo dell’internazionalizzazione della canzone italiana

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Il 20 marzo 1997 muore Marino Marini. Cantante, pianista, autore e grande intrattenitore per lungo tempo è considerato uno dei simboli dell’internazionalizzazione della canzone italiana

Innovatore senza timori

«Cerco giovani musicisti inesperti senza deformazioni professionali. Buoni cantanti. Se malinconici, astenersi». In questo annuncio fatto pubblicare da lui stesso per cercare i futuri componenti del suo gruppo è racchiusa la filosofia di un musicista come lui, che dopo essersi abbeverato ancor giovane alla fonte chiara, fresca e trasparente del jazz statunitense non ne vuol più sapere di tornare indietro. Se la canzone napoletana è la sua prima fonte d’ispirazione l’ascolto e l’amicizia di gente come Dizzy Gillespie, Stan Kenton e Charles Ventura gli aprono le porte di sonorità e ritmi nuovi da cui non si separerà mai più. Fin da quando, giovanissimo, muove i primi passi nel mondo della musica è affascinato dalle innovazioni è applaudito e amato in tutto il mondo e soprattutto in quella Francia che per qualche tempo diventa un po’ la sua seconda patria. Nasce l’11 maggio 1924, a Seggiano, in provincia di Grosseto, e trascorre l’adolescenza a Bologna dove frequenta i corsi di violino e composizione al Conservatorio e contemporaneamente l’Istituto Industriale diplomandosi Perito Elettrotecnico. Successivamente si trasferisce a Napoli dove frequenta i corsi di pianoforte al Conservatorio San Pietro a Majella.

Dalla fisarmonica al successo

Alla fine degli anni Trenta suona la fisarmonica nelle balere con lo pseudonimo di Marino Mauri. Nel 1949 viene scritturato come musicista di bordo sulla nave polacca “Sobieski” e se ne va negli Stati Uniti dove si appassiona al jazz e in particolare al be-bop. Tornato in Italia forma un quartetto con il chitarrista Peppino Sergi, il batterista Toni Flavio e il bassista-cantante Ruggero Cori, con i quali propone un repertorio di brani arrangiati in modo estremamente originale che spazia dai grandi successi internazionali dell’epoca alle canzoni napoletane. Nel 1955 si trasferisce a Milano e pubblica i primi dischi con la Durium. Nel 1957 l’ex fotografo francese Jacques Wolpson lo scrittura per la più popolare trasmissione radiofonica di Radio Europa 1, “Musicorama”, trasmessa ogni settimana dall’Olympia di Parigi.  Dotato di grande senso ritmico e di un voce moderna, in breve tempo diventa uno dei cantanti italiani più popolari all’estero. Il successo è tale che i suoi dischi vengono pubblicati in vari paesi del Medio Oriente, in America Latina, in Giappone e in quasi tutti i paesi dell’Est europeo, Unione Sovietica compresa. Nel 1960 si piazza al secondo posto al Festival di Napoli con Uè uè che femmena in coppia con Aurelio Fierro. A partire dagli anni Settanta lascia le scene, sia pur non disdegnando qualche saltuario ritorno, e si dedica alla produzione fondando anche la casa discografica Tiffany.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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