I lavori a Bosco Ospizio, l’area verde urbana di 4,5 ettari nata spontaneamente dopo la demolizione dell’ex casa di riposo a Reggio Emilia, sono già iniziati tra forti proteste dei comitati locali e l’intervento delle forze dell’ordine per sgomberare i presidi degli attivisti. Una parte consistente della vegetazione è stata abbattuta per fare spazio al progetto di un nuovo supermercato. Una relazione scientifica documenta però che, prima degli interventi, l’area era frequentata da almeno nove specie di pipistrelli, comprese specie minacciate. Il Centro Recupero Ricci “La Ninna” e il veterinario Massimo Vacchetta – che da settimane supportano attivamente la tutela della ricca biodiversità del sito – chiedono al Comune di Reggio Emilia e a CONAD Centro Nord di sospendere ulteriori interventi sulla vegetazione al fine di proteggere l’area e di consentire accertamenti specialistici e la messa in sicurezza della fauna ancora presente.

È stata ufficializzata l’udienza al Consiglio di Stato sul ricorso contro il progetto. Il 30 settembre scorso il comitato Bosco Ospizio aveva presentato un’istanza urgente per ottenere la sospensione dei lavori fino a quella data. La quarta sezione ha rigettato la domanda urgente, rimandando all’udienza già fissata.

La relazione, firmata da Elena Patriarca e Paolo Debernardi – ricercatori della Stazione Teriologica Piemontese con esperienza pluridecennale nello studio e nella conservazione dei chirotteri – e datata 5 ottobre 2026, analizza le registrazioni di un bat detector attivo dal 15 al 22 settembre, per sette notti. Pur con un solo punto di rilevamento e un periodo di osservazione limitato, gli autori hanno individuato attività riferibile ad almeno nove specie di chirotteri. Altre registrazioni, attribuite a gruppi acustici, potrebbero indicare la presenza di ulteriori specie.

Tra i risultati più rilevanti figurano il rinolofo minore (Rhinolophus hipposideros), classificato «in pericolo» nella Lista Rossa nazionale richiamata dalla relazione, il rinolofo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) e la nottola comune (Nyctalus noctula), entrambi «vulnerabili». È stata rilevata anche la nottola di Leisler (Nyctalus leisleri), classificata «prossima a essere minacciata».

Secondo la relazione, tutte le specie rilevate rientrano nell’allegato IV della Direttiva Habitat, relativo alle specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa. Il rinolofo maggiore e il rinolofo minore figurano anche nell’allegato II.

Il bosco offriva ambienti idonei alla ricerca di cibo per i rinolofi e una varietà di prede per le altre specie. Gli autori segnalano inoltre la possibile funzione degli alberi come rifugio: la nottola comune e la nottola di Leisler dipendono strettamente da cavità e fessure arboree. La relazione non accerta la presenza di rifugi occupati, ma sottolinea che, prima degli abbattimenti del 2 ottobre, non risulta verificata la presenza o assenza di chirotteri negli alberi interessati.

«Questi risultati documentano il valore faunistico di Bosco Ospizio e rendono ancora più urgente fermare gli interventi che possono compromettere ciò che resta dell’habitat. Non sappiamo quanti animali siano ancora presenti: proprio per questo servono tempo, competenze e verifiche sul campo», dichiara Massimo Vacchetta, fondatore del Centro Recupero Ricci La Ninna.

Vacchetta ha documentato personalmente la presenza di ricci nell’area attraverso sopralluoghi, anche notturni, e filmati. Richiama inoltre i limiti delle termocamere: un animale nascosto in un nido, sotto foglie, rovi o legname può non essere rilevato. Il mancato avvistamento non dimostra quindi l’assenza di fauna.

La Ninna chiede un sopralluogo congiunto con esperti di chirotteri e fauna selvatica, la verifica della vegetazione e dei potenziali rifugi rimasti e una valutazione degli effetti del progetto alla luce dei dati emersi. La relazione evidenzia infatti che nuovi alberi non possono restituire in tempi brevi tutte le funzioni ecologiche degli alberi maturi e richiama anche i possibili effetti dell’illuminazione notturna sulle specie sensibili alla luce.

“La lista di specie rilevate prima dei lavori in corso, piuttosto ricca per un sito urbano e, cosa affatto sorprendente, includente specie rare e minacciate, può considerarsi specchio di una più generale ricchezza e diversità biologica. Lo scenario futuro più probabile, conseguente alla realizzazione del progetto, è quello di un generale impoverimento biologico dell’area. Scompariranno le specie ecologicamente esigenti e sarannofavorite quelle alloctone infestanti o altamente tolleranti le alterazioni ambientali provocate dall’uomo. Sarà un ambiente meno sano anche per le persone” dichiarano Elena Patriarca e Paolo Debernardi nell’indagine effettuata sui chirotteri del parco dell’ex Ospizio di Reggio Emilia.

«Una parte del bosco è già stata distrutta, ma questo non può diventare una ragione per rinunciare a proteggere ciò che resta. Alla vigilia dell’udienza chiediamo che questi dati scientifici ricevano l’attenzione che meritano e che si impediscano ulteriori danni mentre vengono svolti gli accertamenti necessari», conclude Vacchetta.