CONTEMPORANEA AL TAGLIAMENTO presenta “IMPERITURE” “Narrazioni artistiche senza tempo”, opere scultoree di Giancarlo Ermacora e Bernarda Visentini nelle Sale espositive dell’ex Farmacia “Alla Madonna”, piazza del Municipio, Gemona del Friuli
Presentazione di Walter Tomada
Giovedì 11 settembre ore 18 INAUGURAZIONE –
Durata della Mostra dall’11 settembre al 5 ottobre 2025
Orari di apertura venerdì sabato e domenica ore 10,00 – 18,00
Con il Patrocinio del Comune di Gemona del Friuli – dell’Ecomuseo delle acque del Gemonese e del Marchio della sostenibilità delle imprese regionali e origine delle produzioni agroalimentari “Io sono Friuli Venezia Giulia”
Che cosa avrebbe spinto Giancarlo Ermacora e Bernarda Visentini ad incontrarsi per condividere una parte del loro personale cammino artistico? Sicuramente affinità elettive, l’esigenza di un dialogo aperto con il mondo attraverso il linguaggio dell’Arte ed il desiderio di lasciare una traccia di sé, una “presenza imperitura” che possa emozionare nel tempo. Ogni segno, levigatura, colore svelano le opere dei due artisti, la loro ispirazione, la fatica nella realizzazione, compensati dal desiderio di condivisione.
Bernarda Visentini ha conosciuto Giancarlo Ermacora intorno al 1990 ed ha collaborato con lui, assieme ad altri, per un progetto artistico comunitario. Sulle opere in ceramica da lei realizzate per l’occasione, la Visentini aveva impresso tracce della sua personale ricerca scultorea. Da oltre un quarantennio infatti, attraverso viaggi, studi, convegni scopre il misterioso mondo dei nostri antenati, svelandone, attraverso sculture in cemento, le aspirazioni ed il desiderio di cogliere i misteri della vita, della natura e dell’universo.
Dal canto suo l’opera materica di Ermacora permette di percepire l’artista come presente qui e ora grazie all’impronta delle mani, i segni dei polpastrelli premuti sull’argilla tenera che ci appaiono ancora vibranti delle sue inconfondibili caratteristiche di gioia di vivere, disponibilità e spirito di aggregazione comunitaria.
A Giancarlo, mancato prematuramente, Bernarda riconosce la grande umanità, lo spirito collaborativo ed il giusto, imperituro merito artistico.

Vi è un profondo punto d’incontro fra le opere dei due autori presenti in mostra: un dialogo metaforico fra presente e passato dal quale un universo, ricco di suggestioni rese con stili diversi, emerge con il desiderio di intessere un rapporto di continuità fra mondo naturale e soprannaturale.
Le opere si offrono come spunto di riflessione sul mondo naturale che, fin dalla preistoria, ha come figura centrale la grande Madre Terra e la sua capacità creativa in un processo ciclico (vita, morte, rinascita).
La terra, un tempo celebrata, oggi spesso è vituperata, considerata marginale nella sua spiritualità, ma rimane sempre oggetto di avidità umane, rischiando con questo atteggiamento un viaggio catastrofico e senza ritorno, arrivando a sfiorare drammaticamente quel margine che ci separa ancora dalla sopravvivenza dell’umanità e della natura stessa.

Nonostante la quantità dei problemi, aggravatisi pericolosamente fin dal lontano 1972, anno del Rapporto sui limiti dello sviluppo – (dal libro The Limits to Growt commissionato al MIT dal Club di Roma) una miscela distruttiva di pulsioni non integrate di rabbia, egoismo e paura, di sorprendente ignoranza, di parcellizzazione e spreco di risorse, di perversioni della razionalità, domina e condiziona pesantemente e drammaticamente ogni prospettiva di cambiamento. Gli artisti invece cercano soluzioni a questo rebus, per evidenziarne i punti nevralgici, con il linguaggio per immagini nelle loro opere, maturate attraverso un percorso iniziatico interiore, tentando quindi di integrare il rovello del pensiero razionale con tutto il resto, in mezzo a dubbi e rivelazioni.
Possiamo vedere nella prima sala (foto 1) la grande Madre Terra dell’artista Visentini, posta centralmente con parti del corpo enfatizzate e ricca di simboli astratti ad indicarne la capacità creativa. Il letto di terra dal colore scuro diviene un archetipo di recettività creativa e germinativa a simboleggiare la vita. I vaghi della collana in cerchi concentrici e dipinti rappresentano il sole.
Nella saletta a destra si possono ammirare varie Stele (foto 2 e 3) dal forte significato di congiunzione fra cielo e terra che ci conducono in un viaggio mitico, un percorso psicologico che mira all’osservazione dettagliata di un presente talvolta lacerato, alla ricerca del superamento di tutti i limiti e conflitti della vita.

Possiamo vedere poi una (foto 4) Dea Madre idi Bernarda Visenntini, ritagliata, traforata con aperture. Ne risulta quasi una sagoma vuota ma che entra in rapporto con l’ambiente al suo interno. Gli ideogrammi incisi ai margini sono volti a fare emergere gli archetipi sopiti sul potere della Natura che talvolta emerge anche drammaticamente.
A seguire il Grande Seme e la Piccola Terra (foto 5) di Giancarlo Ermacora sono volti a puntualizzare che nell’analogia fra il ciclo naturale ed i rituali antichi della semina, dal frutto nella buona e feconda terra, rinasce il principio cosmico della ciclicità della vita.
Stele con coppelle: nella preistoria i misteriosi incavi incisi sulle rocce, forse devozionali nei confronti della Natura, sicuramente erano legati al culto delle pietre;

Universo. Tutti gli elementi dell’universo con la loro valenza simbolica rappresentano per l’uomo, fin dai primordi, il soprannaturale, dando spazio alle prime idee religiose e alla convinzione della sopravvivenza dell’anima; tra queste l’Uovo cosmico. (foto 6) di G. Ermacora. La sfera è il contenitore di ogni forma di vita in cui il colore rosso-archetipo sottolinea il concetto di nascita quale forza rigenerativa.
Nella seconda sala “Oltre le Tenebre” – Installazione: sulla rete tutti gli elementi (civette e pesi) conducono ad un viaggio mitico, ad una progressione volta al superamento delle paure più profonde come, sopra tutte, quella della morte. Proprio la civetta, grazie all’acutezza della sua vista, faceva da transfert fra la vita e la morte ed i pesi da telaio forse venivano visti quali oggetti di devozione, simili ai nostri ex- voto.

Impronte e Rinascita: le due opere si collocano tra la ferita di un tempo ed il ricordo attuale divenendo memoria e traccia di una vita passata, germe di vita futura. Conducono ad un percorso psicologico alla ricerca del superamento di tutti i limiti della vita ed, infine, ad una rinascita.
Grande flauto, Tamburi e Piccolo flauto: la stele e le opere più piccole rappresentano il potere della musica capace di attivare sfere sensoriali e campi cerebrali noti ed ignoti. I tamburi più antichi, trovati nelle sepolture di bambini con rappresentazioni di spirali, semi, triangoli, raccontano, esaltandoli, la forza della vita, il superamento della morte e la futura rinascita.
Con la Natura bisogna sempre venire a patti (non dimenticando il monito di Bacone) essendo inevitabilmente la matrice di ogni forma culturale, nonché del vero piacere fisico, dell’equilibrio mentale e fonte di ispirazione di arte e religione, ricordando che la parola cultura deriva dal latino colere, “coltivare”, poi esteso a quei comportamenti che imponevano una “cura verso gli dei”, da cui il termine “culto”. Riflettendo sul tentativo di modificarne lo statuto selvatico, nell’illusione del suo totale controllo se non della sua riduzione in schiavitù, concludiamo di aver realizzato un accanimento speculativo che spesso ha ridotto la ricerca scientifica all’anatomia di una mortificazione.
Nota – Tutti gli interventi in corda sono opera di Dorina Gerussi, maestra di macramè.

























