Home C'era una volta I pirati musicali dell’etere

I pirati musicali dell’etere

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Il 20 agosto 1983 torna a trasmettere Radio Caroline, una delle leggendarie radio pirata degli anni Settanta.

L’idea di un ventitreenne irlandese

L’emittente riprende a irradiare i propri programmi da una nave che viene battezzata “Imagine” in onore di John Lennon. La radio non ha più, ovviamente, la forza dirompente dell’originale, ma riporta all’attualità della cronaca l’era in cui i “pirati dell’etere” contribuirono a innovare la musica di una generazione. Artefice di questa rivoluzione fu un ventitreenne irlandese, Ronn O’Rahilly, che per primo comprese la necessità di creare uno spazio autonomo in grado di rompere il monopolio della BBC e di Radio Luxembourg nella programmazione musicale, chiuso alle nuove tendenze. Con una sottoscrizione raccolse 250.000 sterline con le quali acquistò una vecchia bagnarola danese, la “Frederika” ancorandola fuori dalle acque territoriali britanniche, quattro miglia al largo di Harwich. Con due trasmettitori da dieci kilowatt e un’antenna di cinquanta metri la domenica di Pasqua del 1964 Radio Caroline iniziò le sue trasmissioni. L’iniziativa ispirò altre avventure analoghe.

Le reazioni e la chiusura

Le reazioni del governo conservatore britannico non si fecero attendere, ma l’extraterritorialità delle stazioni e la simpatia del pubblico impedivano di dare concretezza alle minacce di chiusura. Dopo le elezioni del 1964 e l’avvento dei laburisti la linea nei confronti delle radio pirata cambiò di segno. Si riconobbe che esse avevano posto seriamente un problema di qualità della programmazione e pian piano si fece strada la convinzione che fosse meglio adeguare la BBC piuttosto che cercare lo scontro. Nel 1965 Simon Dee fu il primo di una lunga serie di disk jockey a passare da Radio Caroline alla BBC che, qualche tempo dopo inaugurò la sua nuova rete dedicata esclusivamente alla musica giovanile, Radio One. Esaurito il ruolo iniziale le radio pirata persero gran parte della loro carica innovativa per finire preda dell’affarismo delle major discografiche. La simpatia con cui erano state accolte all’inizio svanì rapidamente consentendo al governo britannico di varare il Marine Broadcasting (Offences) Act che pose fine alla loro attività.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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