MARISA ZATTINI presenta la sua mostra personale – “Labirintica Itinera Mentis” – Attraverso duecento opere ha esplorato molteplici declinazioni del labirinto, dando forma a una ricerca che intreccia geometria, simbolo e dimensione interiore. Mostra a cura di Giorgio Cozzolino e Tiziano Trocchi.
L’inaugurazione è prevista per venerdì 30 Ottobre alle ore 11.00, nella Sala del Tesoro del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, sarà accompagnata dall’intervento musicale di Isabella Perpich del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara – che eseguirà la Partita III in mi maggiore BWV1006 – dalle Sonate e Partite per “violino solo” di Johann Sebastian Bach.
La mostra, inserita nel programma espositivo del Museo per il 2026, resterà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2027.
Due sono i punti di snodo di questa fantastica mostra – la cui protagonista è la ricerca ed il lavoro artistico di Marisa Zattini, architetto, scrittrice ed attiva organizzatrice di eventi – affrontati dagli interlocutori di questa impresa ed illustrati da nobili citazioni:
- La rappresentazione del labirinto come mappa del mondo e dell’interiorità
- Il possibile dialogo tra arte contemporanea e patrimonio archeologico

Per quanto riguarda il primo punto, è inevitabile pensare a quanto sia divenuto complesso il nostro attuale modo di affrontare il mondo, a differenza o ad integrazione dell’antico rovello tra dubbi e rivelazioni di percorsi labirintici rappresentati per esempio nelle cattedrali, nell’introflessione del pensiero incarnato in un percorso misterioso che portava a Dio nel centro, nel contrasto perenne tra luce e tenebre che l’uomo doveva attendersi nella perenne lotta tra bene e male, tra eros e thanatos, tra creatività e distruzione. Andrea Pompili, all’interno del suo profondo lungo commento alla mostra, cita Jorge Luis Borges –
- «Il labirinto è un evidente simbolo della perplessità, e la perplessità, la meraviglia da cui sorge la metafisica secondo Aristotele, è stata una delle emozioni più comuni della mia vita … io per esprimere questa perplessità che mi ha accompagnato durante tutta la vita e che fa sì che molte delle mie stesse azioni mi siano inesplicabili, ho scelto il simbolo del labirinto: per meglio dire, il labirinto mi si impose, perché l’idea di un edificio costruito perché qualcuno ci si perda è il simbolo inevitabile della perplessità»
Difficile riassumere questo testo di Andrea Pompili senza rovinarne il senso, ma è inevitabile citare almeno il punto in cui espone l’origine dei materiali utilizzati da Marisa Zattini e sui quali ha lavorato . –
- Anche la carta sulla quale questi labirinti prendono forma partecipa di questa logica. Non è un supporto neutro o casuale. Porta con sé una storia anteriore al disegno. Le fibre, le pieghe, le laminature metalliche, le irregolarità della superficie conservano il tempo della propria fabbricazione e dell’uso per il quale quella carta è stata concepita. L’immagine non si deposita sopra una materia silenziosa. Incontra una memoria già presente. Si tratta degli antichi Chinese joss papers (jinzhi 金紙, “carta d’oro”, oppure zhiqian 紙錢, “carta-moneta”), utilizzati nella tradizione cinese come offerte votive destinate agli antenati e alle divinità. Bruciati durante il rito, accompagnano simbolicamente denaro, beni e auspici verso il mondo invisibile. La loro esistenza è inseparabile dall’idea del passaggio. Nascono per attraversare una soglia. Questo significato rituale continua ad abitare la materia anche quando la carta viene sottratta alla sua funzione originaria. Le fibre vegetali, la superficie assorbente, le tracce della lavorazione artigianale, la sottile lamina metallica dorata incorporata nel foglio, restituiscono una qualità tattile che sembra custodire una memoria sedimentata. Il supporto possiede già una propria esperienza del tempo. Disegnare un labirinto su questa carta introduce una tensione sottile. Il supporto porta inscritta la possibilità della dissoluzione.
La stessa artista Marisa Zattini, ci regala un testo più breve, ma intenso, dal titolo “Nota in margine all’opera” e dopo una citazione dall’Ulisse di James Joyce prosegue –

- Per ritrovarsi occorre perdersi… Parallelamente alla ricognizione sulla Kabbalah e sull’Alchimia, nel 2016 ho iniziato a ricercare il mio centro attraverso il segno labirintico eseguito su questi leggerissimi fogli, ‘preghiere’ regalatemi da mia figlia Andrea dopo un viaggio in Cina. Ho immaginato una serie di 100 labirinti permutanti – e al nero – per riemergere dalle tenebre alla luce, dalla nigredo all’albedo. Una sorta di mantra propiziatorio recitato in modo differente. Un lavoro che abbraccia l’arco di quattro anni. Un ouroborus dove, dal luminoso e mistico fondo dorato, inizio e fine coincidessero e si sovrapponessero. Tzafra in aramaico significa “mattino”, un termine che convoglia l’idea di luce. Ma ogni permutazione – intesa nella sua sacralità spirituale – va accompagnata con una intensa preghiera. Andare idealmente all’origine del mondo significa seguire uno dei principi esegetici fondamentali della Kabbalah secondo cui «tutto si sviluppa secondo le qualità già presenti nell’inizio»
Per concludere con Umberto Eco –
- «La differenza tra vita e labirinto è – da un lato – che nella vita non si entra per decisione avventurosa bensì si è gettati e – dall’altro – che non sappiamo che cosa ci attenda all’uscita, e se ci sia realmente un’uscita: ahimè, abbiamo inviato miliardi di esploratori in avanscoperta ma non disponiamo di rapporti attendibili – e quelli dotati di un certo fascino, come quello di Dante, appartengono al regno della finzione poetica, non della geografia ultramondana. […]»
Al secondo snodo cui abbiamo citato all’inizio, cioè “il possibile dialogo tra arte contemporanea e patrimonio archeologico” risponde Giorgio Cozzolino Direttore dei Musei Nazionali di Ferrara con il suo testo “Tesori labirintici” e la sua citazione di Rainer Maria Rilke
- «E io cresco nel suo silenzio/e vorrei fiorire da tanti rami, /ma per cullarmi con gli altri nel cerchio/dell’unica armonia».

Nelle sue parole la scelta del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, come sede della mostra, assume un significato particolare. Ospitato nel cinquecentesco Palazzo Costabili, detto di “Ludovico il Moro”, capolavoro dell’architeto Biagio Rossetti, il Museo custodisce al suo interno un patrimonio di testimonianze provenienti da civiltà lontane nel tempo e, nel giardino rinascimentale, c’è anche un labirinto in bosso a pianta quadrata, caratterizzato da un unico accesso e da un percorso senza deviazioni che conduce al centro.
Soprattutto con gli oggetti poi, il museo testimonia e pone domande ed enigmi che possono essere interpretati in maniera sempre nuova, come “Il labirinto”, come struttura simbolica che precede temporalmente e va oltre, nello spazio, la cultura mediterranea. Strategicamente la mostra di Marisa Zattini, una selva di 200 labirinti (eseguiti dal 2016 al 2022) è allestita nella Sala del Tesoro, al piano terra, la cui volta è decorata con scene della vita di corte, di evidente ispirazione mantegnesca. Sono figure che qui sembrano dialogare con quel processo immaginario dell’artista, condotto con una coerenza che oggi appare sempre meno frequente, creando nel visitatore un ritmo di relazioni sapienziali tra il mondo classico, il pensiero simbolico, la geometria che sostanzia il pensiero che ci accomuna tutti, al di là delle culture e delle etnie.

- Le istituzioni museali sono chiamate a conservare il patrimonio, ma anche a renderlo nuovamente fruibile. Così, ogni nuovo progetto espositivo contribuisce a definire questa responsabilità. Quando una ricerca contemporanea riesce a costruire un dialogo autentico con le grandi permanenze della storia senza rinunciare alla propria autonomia, il museo riconosce una possibilità di dialogo e conoscenza che riguarda il nostro tempo quanto quello delle civiltà che custodisce.
- Per questa ragione il percorso di Marisa Zattini trova nel Museo Archeologico Nazionale di Ferrara una sede particolarmente significativa. Non perché il museo offra una semplice cornice alla mostra, ma perché il dialogo fra natura, archeologia e arte contemporanea appartiene alla sua stessa funzione culturale. Le opere qui raccolte ci ricordano che alcuni simboli non cessano mai di vivere con il trascorrere dei secoli: cambia unicamente il linguaggio attraverso cui si manifestano continuando a rimanere simboli enigmatici che interrogano il nostro modo di abitare il mondo.
L’evento gode del contributo di Titolchimica, Spazio Trading e Fideuram (Private Bunker Mauro Minarelli).
INFORMAZIONI – Museo Archeologico Nazionale di Ferrara Musei Nazionali di Ferrara via XX Settembre 122, FERRARA – mn-fe.archeologico@cultura.gov.it –
Orari di apertura – Da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 17.00 (ultimo ingresso consentito 30 minuti prima della chiusura). Tel. 0532 66299 – mn-fe@cultura.gov.it –





























