Tina Vannini, titolare de “Il Margutta” invita alla rassegna “La street art incontra Anna Magnani” dal 19 febbraio al 10 maggio 2026 a Roma, negli spazi espositivi de Il Margutta Veggy Food & Art in via Margutta 118.
Il progetto rende omaggio ad un simbolo di bellezza autentica, di carattere ed intensità espressiva a settant’anni dalla sua consacrazione internazionale del 1956 – quando la Magnani vince il Premio Oscar come migliore attrice protagonista per La rosa tatuata e nello stesso anno riceve il Golden Globe. Viene quindi celebrata anche così questa grande attrice, un’icona senza tempo, con una mostra, ideata da Tina Vannini e curata da Bruno Ialuna, che mette in dialogo l’eredità della sua arte cinematografica con il linguaggio dell’arte urbana.
INGRESSO LIBERO (Orario: tutti i giorni 10:00 – 24:00)
Quindici noti Street Artist espongono le loro opere ispirate ad Anna Magnani: Maupal, Mauro Sgarbi, Mobydick, Elena Gallo, Giusy Guerriero, Sid, Ale Senso, Uman, Elisa Tamburrini, Diavu’, Rame13, Er Pinto, Miss K, Lediesis e Blub.
- «Tocca a quindici artisti internazionali di Arte Urbana definire “Nannarella” e confrontarsi con lei. Ognuno lo fa a modo suo, con gli studi, le idee e le tecniche che il proprio percorso artistico gli ha suggerito. Sfidando tutte le difficoltà che i veri artisti devono affrontare, quando c’è un tema fisso sul quale devono esprimersi.» dichiara il curatore Bruno Ialuna.
Cosa ha significato per noi la Roma di Nannarella? Una donna simbolo entra in dialogo con la ricerca d’identità dell’attuale Arte Urbana.
Queste le parole di Anna Magnani riportate da Marta Perego in “Le grandi donne del cinema: Uniche, indomabili, indimenticabili: 30 star che hanno lasciato il segno” (De Agostini, 2019)
- «Ho capito che non ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori.»
Si realizza così una grande idea di Tina Vannini, poiché il 1956 è stato un anno cruciale per Anna Magnani che, con il suo carisma e il suo spirito indomito, ha conquistato il mondo, diventando un’icona del cinema neorealista, mentre oggi, a 70 anni di distanza da questi trionfi, la sua figura continua a ispirare ed a vivere attraverso la sua eredità artistica. Poi aggiunge:
- «Questa mostra nasce dal desiderio di rileggere Anna Magnani attraverso il linguaggio potente della street art, nel luogo che ha segnato una parte fondamentale della sua vita: Via Margutta. Qui, Anna ha vissuto, amato e creato, intrecciando relazioni artistiche decisive, tra cui quella con Federico Fellini. Portare “ANNAmo” in questo spazio significa restituire alla sua memoria un contesto autentico, dove arte e vita si sono sempre incontrate»
Per Street Art, ovvero Arte Urbana, si intende infatti la costruzione di veri e propri messaggi al sociale, creando un’opera che si contestualizzi nello spazio prescelto, come messaggio per interagire con un pubblico (che a volte ha persino sottoscritto o finanziato l’opera stessa). Queste odierne pitture di strada sembrano essere fiorite da una reazione comune, da una vitalità che appartiene dunque a tutti, ma passando attraverso la capacità di sintesi linguistica del singolo artista-autore.
Oggi siamo appena agli inizi di un’identificazione del singolo con la propria città e ci sarebbe molto da dire se l’uso dei mezzo informatici non fossero diventati, non solo un’opportunità straordinaria di informazione ma anche un luogo pericoloso, dove solo con l’aiuto di una solida formazione personale, emotiva ma anche tecnologica, ci si può difendere, se non si vuole lasciare completamente il campo a quella che è stata definita da Alessandro Baricco – l’orda barbarica di predatori senza cultura né storia – per mezzo dei quali si è diffuso un linguaggio più semplice ma spettacolare, emotivamente impulsivo, volatile e violento, adatto solo a promuovere flussi di denaro a tutti i livelli, con una tendenza alla presenza effimera ed intermittente di un procedere attraverso una medianità labile e disarmante.
Allora ancora una volta le immagini simboliche degli artisti ci salvano dalla perdita di realtà ed anche dalla perdita di identità e di memoria. La città moderna dovrebbe essere un organismo atto alla funzione di intermediario tra individualità e socialità. Spazio quindi, non utilizzato solo a fini commerciali e manipolativi, ma piuttosto spazio etico e luogo del simbolico dove l’Arte, già uscita come abbiamo visto fin dagli anni sessanta dalle Gallerie e dai Musei, possa esprimersi liberamente per interpretare lo spirito del tempo, facendosi spazio tra le insegne ed immagini pubblicitarie, spesso andando a sostituirle come una galleria all’aperto. Uno spazio inoltre dove porre interrogativi, o semplicemente dare sollievo a chi li produce come a chi li guarda, interpretando le emozioni ma anche politicamente, interpretando i valori e le contraddizioni delle società, dando loro una forma attraverso il segno che, oltre alla terza dimensione, ne preveda anche una quarta, nel rapporto con la condizione umana di transitorietà.
L’artista in questo caso, ha l’occasione di rientrare nel pieno possesso della sua funzione di interprete-catalizzatore dello spirito del tempo, con l’intento di migliorare se stesso e gli altri mediate il suo linguaggio simbolico che, come ben sappiamo, quando raggiunge un alto grado di complessità, si trasmette immediatamente attraverso le forme, suscitando interesse, trasmettendo significati. Una nuova forma di Resistenza all’omologazione, allo smarrimento, alla standardizzazione dell’immaginario urbano.
Poiché gli spazi di un semplice articolo non lo permettono, scegliamo di focalizzarci su alcune opere.

Mauro Pallotta in arte Maupal – sceglie di rappresentare le rughe di Anna, simbolo di una vita intensa e di esperienze vissute senza riserve, riprendendo una potente immagine della Diva, dimostrando come la sua bellezza fosse segnata dal tempo, ma raccontassero un’anima che aveva attraversato gioie e dolori, diventando un simbolo di autenticità.

David Vecchiato, in arte Diavu’ – Il legame di Anna con Roma è rappresentato in molte opere della mostra, in particolare nel film “Mamma Roma” di Pasolini che celebra la connessione indissolubile tra l’attrice e la capitale.
Mauro Sgarbi, attraverso il suo impegno sociale, inserisce Anna Magnani nel suo progetto “La carne di Roma”, un richiamo forte alla sua appartenenza a Roma e alla sua passione per la città, che l’ha sempre amata e che l’ha resa unica nel panorama artistico mondiale. L’amore di Anna per gli animali è celebrato nell’opera di Mobydick, mentre Giusy Guerriero ci mostra il volto della diva ormai segnato dal tempo, un segno tangibile di scelte vissute senza compromessi.
Elena Gallo restituisce invece un volto che ride e grida insieme: un’immagine doppia e potentissima, che richiama la consapevolezza dell’attrice di aver trasformato privazioni e ferite nell’origine della propria intensità artistica. Un omaggio simbolico e concettuale è quello realizzato da Sid: al centro domina una bilancia romana da cui pende un cuore anatomico, pesato come fosse materia viva e verità ultima. La sua lotta per l’uguaglianza, il suo spirito di indipendenza, la sua capacità di resistere a un mondo che non accettava facilmente le sue libertà, sono ancora oggi fonte di ispirazione.

Alessandra Odoni in arte Ale Senso ci racconta – “Di lei conservo l’idea di persona forte, carismatica, indipendente e testarda. Un attrice che ha saputo bucare ogni schermo perché lei giocava il suo ruolo, esponendo se stessa.”
- “Pensieri mobili come chiome” – “La scena nel dipinto ritrae un atmosfera piovosa, la pioggia che cade è rappresentata tra il naturale e il digitale. L’acqua ha riempito un “cratere”, un tipo di vaso antico greco etrusco destinato alla miscelazione del vino con l’acqua. Nella scena il vino diluito rappresenta il sangue, la linfa vitale, che scorre e trabocca, così anche come il fiume Tevere. Sul bordo del cratere si muovono in bilico delle figurine. Davanti abbiamo la celebre scena del ballo tra Anna ed Ettore in “Mamma Roma”, entrambi si reggono a vicenda e pare che muovano un passo nel vuoto. Dietro mi sono ispirata ad un altra scena del film, un piano sequenza in cui la prostituta allontanandosi dal gruppo passeggia solitaria ed inizia un profondo monologo a volte accompagnata da personaggi che si intromettono. Tutte figure al limite, che camminano sul bordo in cui non vi è nessuna vittoria, nessuna sconfitta.”
Il concetto di autenticità e forza femminile viene anche esplorato in profondità da Uman, che da sempre tratta il tema della donna come protagonista della propria vita, in grado di adattarsi e superare le difficoltà senza mai rinunciare alla propria forza interiore.

Con un’intensità più intima e materica, Elisa Tamburrini presenta il trittico tridimensionale “A misura di grembo”: un lavoro che esce dalla tela e diventa spazio, volume e ruvidità come una carezza. L’artista viareggina porta a Roma una proposta stilistica unica, capace di far dialogare la Street Art con la tradizione artigiana della sua terra. Una serie di tre ritratti realizzati su speciali cilindri in cartapesta, materiale simbolo di Viareggio, trattati con un particolare intonachino e lavorati con pastelli a olio. L’opera si distacca dalla classica estetica spray per abbracciare una tridimensionalità materica, arricchita da inserti in bassorilievo che rendono i volti della Magnani vibranti e tangibili. Il titolo è un colto e poetico richiamo all’episodio del film “Siamo donne”, in cui la Magnani discuteva con un tassista che pretendeva il pagamento per il suo cane poiché non rientrava nella “misura da grembo”.
- “In quella misura negata riconosco una ferita contemporanea: ciò che è vivo e fragile non rientra mai nei parametri standardizzati” spiega Elisa Tamburrini.
Rame13 ed Er Pinto raccontano la sua umanità, la sua semplicità e il suo coraggio. La leggerezza della sua risata e il suo volto intenso, simbolo di una Roma che affronta le difficoltà con dignità, sono ripresi nell’opera di Miss K, un tributo a una donna che ha incarnato la forza della capitale e dell’Italia stessa.
Lediesis ripropongono una delle immagini più iconiche di Magnani, tratta dal film “Abbasso la ricchezza”, restituendone tutta la romanità schietta e verace: un omaggio che la colloca nel pantheon delle “superwomen” contemporanee e che, per la prima volta, arriva in mostra in versione su tela. Lediesis sono street artist per i diritti delle donne, coppia seguitissima su Instagram, che ha scelto di rendere omaggio a figure femminili, Superwomen del nostro tempo, reali o di fantasia che fanno l’occhiolino, un gesto che vuole creare empatia e complicità con i passanti.
L’esposizione culmina con l’opera di Blub, che celebra la notte della vittoria agli Oscar con il titolo “La rosa di Roma”: una dedica alla città che le ha dato i natali e che ha visto crescere la sua straordinaria carriera.
























