Il giorno 11 aprile 2026, alle ore 18,00, presso il Museo Civico Umberto Mastroianni di Marino, si inaugura la mostra dal titolo “NOUMENO”. Saranno esposte alcune opere in omaggio ed in ricordo del Maestro Ennio Calabria, unitamente a quelle degli artisti Danilo Maestosi, Nino Pollini, Stefano Piali, Vinicio Prizia.
Il “Noumeno” kantiano diventa “segno” di un comune sentire esperienziale, pur nella variabilità dei linguaggi, nella tenacia dell’ideazione dei percorsi d’arte di cinque artisti contemporanei. La mostra organizzata da Vinicio Prizia, Direttore del centro per l’incisione e la grafica d’arte del Comune di Formello, avrà il contributo ed il patrocinio del Comune di Marino. Interverranno all’inaugurazione, il Sindaco Stefano Cecchi, l’Assessore alla Cultura Pamela Muccini e il Direttore del Museo Alessandro Bedetti. Curatori della mostra Alessandro Bedetti e Vinicio Prizia. Saggio critico in catalogo di Claudio Crescentini.
La mostra sarà visitabile fino al 3 maggio 2026 al Museo Civico Umberto Mastroianni. Piazza Giacomo Matteotti,13 – Marino(RM) Orario: 10:30 -13:00; 15:30 – 18:00. Info: 06.90194602 – 06.90194270 – 06.90194240
Nel catalogo (curato dal Maestro Vinicio Prizia) il saggio critico di Claudio Crescentini, inizia proprio evidenziando il nesso di queste operazioni artistiche degli artisti con la filosofia di Kant, evocata nel titolo.
- Partiamo come sempre dal pensiero per giungere all’azione tramite una trasgressione culturale e, appunto, di pensiero, prendendo come esemplarità proprio il pensiero di Immanuel Kant, in qualche modo padre del pensiero contemporaneo, nel quale è inserito il concetto di «deduzione trascendentale» . Nozione sintetica, non omologante, da collocare al centro delle due visioni di pensiero facenti capo alla filosofia razionalista, da una parte, e a quella degli empiristi dall’altra. (…) Kant quindi stabilisce una distinzione tra mondo sensibile, empirista e un mondo intellegibile, razionalista. Il primo è dovuto alla passività del soggetto e ha per oggetto il Fenomeno, mentre il secondo ha per oggetto la cosa così com’è, quindi il Noumeno che, dal punto di vista di noi contemporanei, diventa l’elemento portante del ragionamento e perciò del Fenomeno stesso. Noumeno quindi come azione del Fenomeno e perciò del pensiero tradotto in azione e, per traslato semantico, in arte. Gesto e segno dell’arte o meglio «del fare arte», come si esprimeva Ennio Calabria in tal senso. Con Calabria, infatti, in tempi non sospetti si discuteva proprio – e anche – di tale questione, in una concordanza d’idee che rimandava spesso a un’altra interessante questione, ancora aperta nel XXI secolo, del rapporto fra estetica ed epistemologia che ha dato forma al presente saggio per una mostra che, in qualche modo, è collegata proprio al pensiero di Calabria tramite artisti che “in qualche modo”, per via di pensiero e/o per via amicale hanno ruotato intorno all’arte e alle stesse idee di Calabria.

Ed era Ennio Calabria ad interrogarsi, sin dagli anni giovanili, sul gesto e il segno “del fare arte” e qui si possono visionare alcune delle opere che danno il senso di quel tratto distintivo, ovvero il suo stile, che si è evoluto splendidamente nei decenni, dagli anni Novanta fino al XXI secolo. In mostra alcuni preziosi pastelli: partendo da “Senza titolo” del 1995 ad “Ambiguità” degli anni Novanta, fino allo studio tra Natura e Uomo per “La luce della sera” e studio per “Io sono la risposta”, ambedue del 2022, opere in un certo senso preparatorie del suo ultimo periodo artistico.

Nelle opere di Danilo Maestosi si evidenzia un diverso linguaggio interpretativo della stessa ricerca, un linguaggio non- figurale ma sempre di uno degli artisti in qualche modo in sintonia con le idee concettuali di Ennio Calabria che molto ha scritto anche su di lui. Maestosi costruisce un proprio universo segnico e cromatico, dalla tessitura accurata ma senza indulgere al decorativismo di genere – come nota Crescentini – come nel caso di “Città che brucia” 2019, “Città che crolla” 2019, “La Città e i naufragi” 2025.
Al di là della tecnica, sempre molto accurata e raffinata, Maestosi trasmette infatti una suggestione emotiva che denuncia il percorso civile dell’essere artista attraverso l’emblematicità della città in pericolo. Riprendendo le parole di Calabria
– «Maestosi è un pittore dell’Aura e non ha mai escluso nel proprio operare il determinante sostegno dell’intelligenza della mano, senza la quale non può esistere la stessa Aura» –

Sempre seguendo le notazioni di Claudio Crescentini, una guida in questo ambito creativo noumenico, un caso interessante è quello dell’opera multi-linguistica di Nino Pollini e la sua critica lessicale all’utopia del post-moderno, che si pone contro il mito del “nuovo” e la fiducia del progresso che scaturisce proprio dalla frattura con il presente.
- L’arte di Pollini quindi, nell’ambito del rapporto ermeneutico con il Noumeno è da (ri)leggere proprio nella sua libertà illimitata di scelta dei repertori stilistici del passato da utilizzare nel più vasto campo di azione artistica e intellettuale del nostro un po’ stitico contemporaneo, senza condizionamenti d’imitazione e/o di citazione dalla cui mediazione iterativa sembra generarsi il senso stesso della sia opera. Si veda ancora quello che potremmo considerare come un manifesto programmatico del suo ultimo periodo creativo: Homo Humus (2023)

Agli antipodi troviamo invece l’arte di Stefano Piali che non si astiene mai dal confronto con i grandi del passato. Le influenze specifiche di Michelangelo, Caravaggio, Tiepolo emergono nelle opere di Piali con funzionalità strutturale e con un chiaro gusto post-citazionistico, sintomo di un’immersione totale in un passato mitico, per l’artista, dell’arte, vissuto ancora con determinante e tesa suggestione, tanto che Piali non rinuncia all’esibizione, spesso ostentata della propria abilità tecnica. Da scultore e pittore, Piali ci mostra una metodologia creativa ancora legata idealmente ed emotivamente ai valori della storia dell’arte pre-moderna, in estraneità con quella definita genericamente post-moderna.
- (…) riferimento ad Ascensione (1998), un vigoroso bronzo selezionato per l’esposizione associata al Ciclo Internazionale d’incontri Imagini Christiane, da noi curato nel biennio 1998-99 e ospitato in esclusiva presso la suggestiva Chiesa della Natività di Gesù dell’Arciconfraternita della Compagnia della Natività (detta degli Agonizzanti), storico pio sodalizio istituito nel 1616. Un esempio, ormai storicizzato, di come Piali riesca a dialogare con determinazione e in maniera concreta con l’ambiente sacro, come nell’eclatante caso della sua La porta del dolore (2002) nella Chiesa del Santo Giovanni di Ciampino, senza rinunciare alla sua passione segnica per il passato storico-artistico, reinventato dall’artista mediante una concezione che diventa quasi affine alle antropologie dell’arte molto di modo in questi tempi.

Anche il quinto artista Vinicio Prizia, si caratterizza, con tutte le dovute differenze, per abilità tecnica e iconografia storica, però le differenze sono tutte dal punto di vista semantico che rasentano la deformazione iconica proprio di argomentazioni ironiche e trasgressive. Come dice di lui Claudio Crescentini:
- La possibilità di creare qualcosa, a prima vista, leggibile a tutti seppur nella tensione destrutturata dei corpi stessi, come nel caso di Concetto anatomico (1985) o ancora del più recente Giano africano – Giano veientano (2024-25) a riprova di una coerenza e unitarietà visiva dell’artista. In questo senso Prizia sembra voler elaborare, con il suo personale Bestiarium che potremmo riferire anche all’umano, dall’artista trattato, alla luce della sua poetica, sempre come specifico fondamento etico, sociale e antropologico che rimanda, per via analogica, alla cultura del Post-umanesimo.
Una visione post-umanista connessa ad una colta abilità tecnica del suo disegno, come nel caso di “Presagio” (2020) oppure di “Origine” (2022) non può non far pensare ad una rivisitazione di schemi interpretativi di stampo classico, ma si dirige al galoppo verso una volontà di mutazione che rasenta la fantascienza (post-umanesimo) o forse più realisticamente, un sarcasmo corrosivo contestatore, fortemente critico della società umana che verso gli animali mantiene una simbologia esemplare, a volte falsamente didascalica, prendendo invece le distanze dai propri comportamenti fortemente irrispettosi o distruttivi.
Inaugurazione sabato 11 aprile ore 18:00 – Da sabato 11aprile al 3 maggio 2026
Museo civico Umberto Mastroianni. Piazza Giacomo Matteotti,13. Marino(RM)
Orario: 10:30 -13:00; 15:30 – 18:00. Info: 06.90194602 – 06.90194270 – 06.90194240

























